di Giorgio Trinci

PISTOIA. Da qualche giorno il mio babbo e la mia mamma hanno iniziato a portarmi fuori. Malgrado i cappellini un po’ ridicoli che mi mettono in testa, è bello sentire l’aria fresca sulla pelle, il caldo del sole, il rumore delle persone, come bello è ammirare il mondo dal basso all’alto mentre c’è chi ti porta in giro. Il cielo è azzurro e grande, anche quando ci sono le nuvole. Andarsene per strada e prendersi pure i primi complimenti, specie quelli delle donne, è un vero spasso ma - come ho presto imparato - ogni cosa ha uno scotto da pagare. Così, passeggiando, io e il mio babbo ci siamo imbattuti nello Scardigli che ha proposto queste righe. E siccome il babbo è un po’ pigro, eccomi qui. Hic! Ogni tanto singhiozzo: dice che sia segno di crescita. In altra sede racconterò come ho fatto a imparare a scrivere e usare il pc alla mia età. Per adesso, da bravo bambino, mi limiterò alle poche riflessioni richieste. Che dire, termini di paragone con il mondo com’era prima non ne ho. Sono nato la sera dell’11 marzo, proprio mentre in televisione Conte chiudeva tutto. La quarantena, dice.  Del prima ho soltanto ricordi confusi di voci, suoni, alternanze di buio e luce e un senso di benessere assoluto.