di Chiara Savoi

TORINO. Con vergogna confesso che questa è la mia prima volta e l’esperienza è stata bellissima. Siamo a Torino, al Lingotto, la ex fabbrica storica della Fiat trasformata in luogo che ospita varie Fiere durante l’anno e, soprattutto, il Salone del Libro, arrivato alla sua 33esima edizione. All’ingresso una fila composta e scorrevole e all’interno una buona distribuzione del pubblico tra i vari stand. Tre padiglioni comprensivi di tutte le espressioni possibili dell’editoria, dalla narrativa al comics, passando per i libri per bambini e guide per viaggiare. Non mancano i grandi nomi come Hoepli, Lonely Planet, Loescher e Sellerio, ma un ampio spazio è dato anche alle piccole case editrici come Keltia, Efesto, Fusta, Spartaco e Miraggi. Duemilacinquecento relatori impegnati negli incontri letterari della cinque giorni più attesa dal 2019. Il titolo di quest’anno è Vita supernova, come a esprimere l’esplosione di nomi importanti che stanno gravitando nei padiglioni del Lingotto. Il logo è infatti una supernova cavalcata da Artemide. Qualcuno ci vede anche una colomba, come quella che annunciò la fine del diluvio, che annuncia la fine della pandemia. I libri salveranno il mondo. E a stare qui, viene da pensarlo davvero.