di Silvano Martini

FIRENZE. Improvvisa e inaspettata la scomparsa nel sonno del musicista fiorentino, ma cittadino del mondo, Leo Boni. Aveva iniziato la sua carriera alla Berklee School Of Music nel 1984, ha lasciato sconvolti i numerosi amici, appassionati e musicofili toscani. Leo non era solo un grande, enorme, chitarrista, ma era un artista che, una volta visto, non potevi certo dimenticare. I suoi lineamenti facevano della sua sagoma una maschera caratteristica inconfondibile, tanto che l'amico di sempre, il sassofonista Cris Pacini, l'altra metà dei Coguari di Cinta, duo che allietava le serate nei club toscani, si divertiva a caricaturizzare in tutte le maniere possibili sulle varie locandine che annunciavano le loro serate. Con quella sua criniera leonina, il suo inconfondibile naso e la sua voce cavernosa, che lo faceva addirittura sembrare un cantante di colore di New Orleans e un carisma da tipico artista d'oltreoceano da dove proveniva, era impossibile che, una volta visto appunto, venisse dimenticato.