di Chiara Savoi

SIENA. Sipario aperto al Teatro dei Rozzi, a Siena. La scenografia è un’impalcatura che mette lo spettatore nella consapevolezza di stare per assistere a un Cirano particolare o, per lo meno, diverso dal solito. Iniziamo a occupare i posti in platea mentre sul palco due spadaccini, come un metronomo, scandiscono il tempo colpendo la spada dell'altro. Hanno entrambi due nasi lunghissimi. Chi di loro è Cyrano (Alessandro Bay Rossi?), chi è Cristiano (Giusto Cucchiarini?)? Sopra di loro una donna che immaginiamo essere Rossana (Paola Giannini) che li guarda in silenzio. Tic-toc-tic-toc-tic-toc. Rossana scende e loro continuano con il loro tic-toc-tic-toc; viene verso di noi, si ferma dietro a uno di loro e lo uccide colpendolo forte, con violenza. Stessa sorte per l'altro e inizia a raccontarsi. Chi è Rossana? Cosa pensa? Come vive l'amore dell'altro? Cosa vuol dire rappresentare l'amore? Cos'è un copione? Cos'è il teatro? Ce lo racconta cantando rap. Bravissima. Abbiamo chiesto al giovanissimo e innovativo regista, Leonardo Manzan, perché la scelta di questo genere musicale e ci ha raccontato che mentre stavano adattando il testo di Bergerac alla versione moderna che lui aveva in mente, si sono resi conto che quella rabbia e quella ferocia potevano essere espresse bene solo da rap. All'inizio questo spettacolo era composto da quadri staccati uno dall'altro e non erano cantati, anche se c'erano delle musiche di accompagnamento. Poi ci siamo trovati bene con questo cambio ed è così che lo stiamo presentando dal 2019.