
PRATO. Non vi spazientite se l’impatto ha tutto il sapore di un esercizio enigmistico attoriale, dove Silvia Gallerano è una e trina e Sonia Antinori, l’autrice e Daria Lippi, compendio generazionale, si intersecano tra di loro in una recita ginnica, sintonica, cameratesca. Del Naufragium lasciato in eredità ai figli della contestazione non se ne parla più, da tempo, ma gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e il peggio, di quell’impegno forzoso, autocelebrativo, del tutto inefficace, incapace di fare i conti con la storia, dannoso, dunque, oltre che inutile, se non a lasciarci credere che fossimo i migliori (facciamo parte, seppur di striscio, di quella generazione, anzi, della sua coda più violenta), deve ancora venire: non fa una grinza. Le generazioni successive al ’68 prima e al ’77 poi si sono trovate nella merda, fino al collo, con genitori assenti, colpevoli, ma in modo adorabile, tanto da compiacersene, nella loro letale distrazione, di essere stati, per i propri pargoli, solo e soltanto icone inimitabili, montagne troppo alte da scalare. Certo, nelle nostre case, centinaia di libri, dischi, foto ricordi, poster, cartine e filtrini ovunque, con la presuntuosa certezza che i nostri figli avrebbero inesorabilmente e inevitabilmente fatto le stesse nostre cose.