
PRATO. In questo ultimo mezzo secolo, nonostante guerre mondiali non ne siano scoppiate (e infatti la popolazione è passata da 2 miliardi a circa 8; la povertà diffusa non è bastata a fermare il formicaio umano), il mondo si è trasformato come se invece di cinquant’anni ne fossero trascorsi mille. La grande abbuffata, memorabile, insolente e preveggente pellicola del 1973, resta una meravigliosa decadente intuizione culturale alla quale il regista Michele Sinisi e il drammaturgo Francesco Maria Asselta, che si sono messi all’anima di riadattarla per il teatro, non sono riusciti a prolungarne l’esistenza, provando a trasformarla in un altro capo d’accusa. Peccato, perché i presupposti, senza rinverdire i fasti mnemonici delle interpretazioni di Marcello Mastroianni e Ugo Tognazzi (la coppia francese non la citiamo, di proposito), ci sarebbero potuti essere, soprattutto tenendo nella debita considerazione che Elsinor e Teatro Metastasio, che hanno prodotto lo spettacolo in scena al Fabbricone di Prato (si replica oggi, alle 20 e domani, domenica 20 giugno, alle 18), a spese scenografiche non han badato (una videoinstallazione, una tazza del cesso che erutta lapilli, lava, bamba e rifiuti tossici, una Vespa Piaggio simbolo dell’unisex e tre armadietti illuminati adattabili a privé dei peggior night) e anche per assoldare lo staff attoriale, rischi ne han corsi pochi.