PISTOIA. Non ha neanche un nome. E non si capisce nemmeno quanti anni abbia. La vita non le ha insegnato molto e quel poco che ha imparato, non sempre è riuscita a metterlo in pratica. Se fosse dipeso soltanto da lei, però, la mattina si sarebbe alzata sempre di buon’ora; al mercato si trova la frutta migliore e sul mare ci si posiziona vicino alla battigia. La sua esistenza è un rimpianto soffuso, a malapena accennato. Si è accontentata di avere un marito, Sergio, che in definitiva, a parte non averla mai portata nelle Marche, non le ha mai fatto mancare nulla, soprattutto perché è riuscito a non farle desiderare niente. Francesca Sarteanesi, dopo aver lasciato Gli Omini e tutto quello che le girava intorno, ha deciso di ripresentarsi sul palcoscenico da sola, senza scenografia alcuna, senza nemmeno una sedia, in un colloquio triste e violento, senza via d’uscita, monniano, ma ingentilito da una rassegnazione che ne esalta la surrealtà attoriale. È lì, da sola, ma solo per le prime battute. Poi si dissolve, uscendo di scena, senza che gli spettatori se ne accorgano, lasciando a tu per tu con il pubblico proprio Sergio, che non c’è, non si vede, ma si sente, si è sentito e si sentirà. Per sempre.