di Wijdane Boutabaa

SCANDICCI (FI). È il 24 settembre e sul palco del Teatro Studio Mila Pieralli di Scandicci ci sono solo una tenda, due sedie e due persone che interpretano ben quattro personaggi. Saverio La Ruina, regista e attore, prende le vesti di Mario, un italianissimo vedevo che a causa di un terremoto, vede casa sua, che, come molte case altrettanto italianissime, era appartenuta prima a suo padre e ancor prima a suo nonno, tramutarsi in macerie e polvere. Mentre Chadli Aloui, interprete dalle origini nordafricane, deve immedesimarsi in un suo connazionale, Saleh, come Mario vittima del sisma, e col quale dovrà condividere il poco spazio circoscritto da una tenda bianca. All’inizio, ci si siede e si inizia a guardare questa precisa rappresentazione di una storia frutto della mente del regista. D’un tratto e senza soluzione di continuità, ci si trova però catapultati nella vita vera degli attori-persone che prendono il posto delle maschere di scena. La rappresentazione diventa un tentativo da parte di Saverio La Ruina di dar letteralmente voce a una minoranza, che in quanto tale trova sempre le più grandi difficoltà a farsi intendere. E così gira il riflettore sull’attore Chadli, lasciandogli tutto lo spazio per dire la sua su una questione che lo riguarda tanto da vicino e da tutta una vita.