
PRATO. Non conosciamo a menadito la sua lunga produzione artistica, ma se non l’avesse ancora fatto, l’inviteremmo, volentieri, a prendere contatti con il genovese Andrea Ceccon, con il quale, forse, per antiche ragioni legate alle comuni origini del Regno di Sardegna, a nostro avviso, formerebbe una coppia esplosiva. Ma anche da sola, Monica Demuru, con la sola assistenza di qualche modesta base musicale e la sua voce polifonica, che si adatta, maledettamente bene, a quel viso di cui non si ha sentore se stia andando o ritornando, fa la sua porca, esilarante, meravigliosa figura. Lo diciamo anche se potremmo dubitare della sua febbrile ricerca, quella che le ha suggerito di raccogliere, nel mondo del web, del tubo catodico, ma soprattutto delle esperienze personali attinte, quotidianamente, grazie solo alla facoltà di esistere e di farlo con attenzione, alcuni frammenti indigeni di tre realtà geografiche ben definite: Roma, Prato e Cagliari, per formarne una piccola, esaustiva Encyclopédie de la Parole, dalla quale è nato, con la regia di Joris Lacoste, Jukebox, al Magnolfi di Prato, ancora stasera, alle 19,30 e domani, 7 novembre, alle 16,30.