
PRATO. Durante la rappresentazione siamo stati colti da reminiscenze universitarie e abbiamo pensato, osservando questa magnifica coppia inglese, agli studi effettuati, poco meno di un secolo fa, dai coniugi Lynd sulla cittadina di Middletown messa sotto lente la d’ingrandimento in una forbice temporale ben definita sull’analisi emotiva, sociale e culturale, nonché economica, effettuata sulla popolazione di quel borgo americano da Robert e Helen. No, certo, Home i’m darling (stasera alle 19,30 3 domani, 21 novembre, alle 17,30 al Teatro Borsi di Prato) racconta del secolare e irrisolto dilemma del rapporto uomo/donna, ma la britannica Lara Wade, prima di scrivere il testo, un’occhiata ai tomi filosofici deve avergliela data. Perché non è casuale che Judy e Johnny (Valentina Valsania e Roberto Turchetta), per provare a non farsi inesorabilmente risucchiare dal progresso e dai suoi innumerevoli e viscidi tentacoli decidano di tornare, correndo e pagando tutti i rischi del caso, a quei favolosi, detestabili, anni ’50, quando il mondo, maschile, decise che l’opera di ricostruzione fosse unico appannaggio degli uomini. Non vogliamo però affrontare l’opera teatrale da un punto di vista sociologico; o meglio, lo si potrebbe anche fare, ma non è questa la circostanza nella quale ci preme dire la nostra. Siamo andati a teatro per vedere teatro e teatro, fortunatamente, abbiamo visto. Quel teatro antico, vero, che ha bisogno di una bella storia e di attori che sappiano presentarla e rappresentarla.