di Simona Priami

FIRENZE. Una scenografia spettrale, volutamente scabra ed estremamente essenziale, dove dominano il bianco, il nero e il grigio, accoglie il pubblico del Cantiere Florida, a Firenze. Ci sono una croce appesa in alto con una lampadina attaccata, una sedia, uno specchio, uno stipite di una porta, oggetti bianchi; lo sfondo e una pistola, invece, sono neri; una luce rappresenta il sole, forte, accecante, alienante. Su questo palcoscenico-cimitero si sviluppa Lo straniero – un funerale, di Francesca Garolla, il monologo di ottanta minuti di Woody Neri, regia di Renzo Martinelli (che si ritaglia una gemma nella rappresentazione), che partendo dal romanzo del famoso filosofo esistenzialista (anche se lo scrittore stesso ha sempre rifiutato questo appellativo) Albert Camus, affronta temi fondamentali quali la morte, l’assurdità e la causalità della condizione umana, la paura alla quale sfugge il controllo del corpo, la sofferenza, il dolore, l’esistenza e l’indifferenza di Dio, i diritti che non sono uguali per tutti. Con la pistola in mano, attraverso una recitazione coinvolgente sia dal punto di vista verbale che fisico, alterna riflessioni filosofiche, ciniche e razionali, flusso di coscienza e monologo interiore. Si pone, inoltre, domande provocatorie senza risposta per il pubblico dal quale cerca il consenso.