PISTOIA. Ci si continua a chiedere come sia mai potuto accadere; una barbarie inumana che a volte lascia così perplessi fino a dubitare che sia successo davvero. E invece, come ricordava e scriveva Primo Levi nel suo documento più prezioso sulle atrocità naziste, Se questo è un uomo, considerate che questo è stato. Ma non vogliamo aggiungere altro a quello che è tristemente noto dal giorno della Liberazione in poi; ci sono i libri di storia, i documenti, i processi e soprattutto i ricordi, incancellabili, di chi, pochissimi, riuscì a ritornare a casa. Da ieri sera, però, dopo che ci è stata data gratuita opportunità di assistere allo spettacolo al Teatro Manzoni di Pistoia, l’antologia delle inenarrabili memorie dei campi di concentramento si è arricchita di un documento, prezioso come se fosse inedito: la trasposizione teatrale dell’opera dello scrittore torinese (quest’anno, il 2019, quando è stato ideato, ignari della pandemia alle porte, ricorre il suo centenario della nascita) per mano di Valter Malosti, che in collaborazione con Domenico Scarpa ha dato vita e messo in scena due ore agghiaccianti di cronaca, con la ferma, risoluta e professionale voce di chi ha avuto in dono l’onere e l’onore di poterla raccontare. Ed è qualcosa di straordinario, nel senso più aulico che al termine possa dare quel peso storico, politico, sociale e teatrale dei quali necessitano, per esser tali, i capolavori.