PISTOIA. Idea di tutto rispetto, quella prodotta da un bel po’ di società, patrocinate, tra l’altro, da Amnesty International, nel mettere in piedi La classe. Ma il buono che regna e che alla fine, seppur dopo un epilogo violentissimo, prende il sopravvento su una situazione invece praticamente e sistematicamente irrecuperabile, ci fa storcere un po’ il naso (tanto sotto le mascherine non si vede). Vincenzo Manna, l’autore e Giuseppe Marini, il regista, hanno messo in piedi un cast di tutto riguardo, con i due senior (Claudio Casadio, nei panni di un Preside come tanti, quasi tutti, tronfio di moralismi, ma anche di utili consigli sbrigativi e Andrea Paolotti, il professor Albert, che tenta disperatamente di trasformare una piccola classe differenziale di future vittime di soprusi, abbandoni e sciagure, dal basso della sua posizione intermedia, quella di professore potenziato, in attesa della nomina in ruolo) ad armonizzare sei studenti problematici: una schizofrenica (Caterina Marino - Maisa), un classico capobanda da quartieri difficili (Federico La PeraNicolas), una conturbante futura velina, casomai sposa di qualche calciatore dislessico (Valentina CarliArianna), la sua amica, decisamente meno inguaiata e più taciturna (Giulia PaolettiPetra), un sinti alla prese con un difficile reinserimento (Edoardo FrulliniVasile) e l’arabo che sogna un futuro migliore, pieno di pace, libero da qualsiasi forma di inquinamento e con tanta, ma tanta droga in circolazione (Andrea MonnoTalib).