PRATO. Quando si alza dal suo malandato scranno per scendere, con attenzione, vista l’età e l’enigmistica coreografia, e immergersi nella vasca rosa dove i suoi ricordi, demoniaci, lo intratterranno fino alla morte (?), leggendo, canticchiando, le deliranti considerazioni dell’inesorabilità del suo suicidio, che non si consumerà certo, l’attenzione è già andata a farsi benedire, perché la visuale, kitch fino al parossismo, ha già lasciato intendere che di Libidine violenta non c’è assolutamente nulla da capire. Enzo Moscato, del resto, ideatore e regista di questa ennesima provocazione che replicherà al Metastasio di Prato fino a domenica prossima, 27 novembre, dopo aver ricevuto il placet dai propri conterranei partenopei, ha già detto, scritto e scandalizzato tutto e tutti, con una serie innumerevole di rappresentazioni puntualmente applaudite dal pubblico, italiano e straniero, e puntualmente insignite da riconoscimenti ufficiali, a partire dal primo, nel 1985, a Riccione e fino ad arrivare all’Ubu, quattro anni fa, immancabile suggello alla carriera. Dai Quartieri Spagnoli, dove è nato, a Recife, dove è andato a tenere lectio magistralis, passando dalle cattedre di parecchi atenei, Enzo Moscato è, insindacabilmente, un autore cardine e di riferimento di tutta la drammaturgia degli ultimi quarant’anni.