PRATO. La risposta alla deriva, al nichilismo, a questa corsa supersonica verso il nulla, forse, è molto più semplice di quello che si creda, o che ci convenga credere, quasi banale. Perché la Rivoluzione – ed è quello di cui abbiamo indistintamente bisogno tutti – ha una formula alla portata di chiunque, di tutti quelli che decidono, scientemente, di fare qualche passo indietro e fermarsi: a guardare, ad ascoltare e a pensare. Non è di un incontro insurrezionalista che vi stiamo parlando, o forse molto peggio, ma del nuovo saggio poetico della Compagnia Scimone/Sframeli, che ha debuttato al Fabbricone di Prato (si replica fino a domenica 11 dicembre) con il loro Fratellina (prodotto dal Metastasio, in prima nazionale), una preghiera asessuata che potrebbe salvarci, forse, prima che il vortice del nulla risucchi tutti e tutto. Due letti a castello, che sono postazioni di prigionia, gabbie, dai quali nessuno degli occupanti scenderà mai, se non per rifugiarsi, epilogo di speranza, nell’atollo della rinascita, separati dalla platea e dal mondo da delle veneziane, che vengono riavvolte al suono della sveglia, dopo un lungo ticchettio al buio che precede l’inizio della rappresentazione. Lo scandire del tempo è il sole e la luna che si susseguono l’uno all’altra e uno specchio, calato dall’alto, è la decisione che scatena l’incontrovertibile consapevolezza del totale abbrutimento umano, al quale occorre dare una risposta vera, efficace, dolorosa.