di Letizia Lupino

PISTOIA. La difficoltà dell’incipit sbuffa palese; da dove cominciare quindi se ancora si cerca il finale? Sempre se un finale ci sia stato, non voluto, apparentemente cercato per l’inevitabile chiusa. Il palco del Teatro Manzoni si appresta perciò ad abbracciare una caotica scenografia per un’esclusiva tutta toscana. Dystopia, la nuova creazione di Poyo Rojo, che ha già all’attivo parecchi chilometri. E ben ci crediamo per quel che vediamo. È un laboratorio informatico? Un osservare neanche troppo di nascosto il making of di un film? Un esperimento? Una prova aperta? Una caccia al tesoro in sotterranei inaspettati?! Inequivocabilmente più facile capire quello che non è: non è un soggiorno, non è una pista da ballo, non è un dietro le quinte di una stazione televisiva, non è un camerino, non è un talent show. Non è un sacco di cose che però, incredibilmente, le include tutte. Allora di tutto ciò che non è, appare lampante tutto ciò che riesca a contenere come se i manici di questo ghiotto calderone sorreggessero nuvole serene. I cuochi che condiranno la scena scatteranno prontamente sul palco. Alfonso Barón e Luciano Rosso si presenteranno inguantati in tutine verdi da Chroma Key facendo già, bene o male, presagire una lunga lista di ingredienti.