
FIRENZE. L’atto di denuncia che la colpa sia sempre e soltanto attribuibile all’altro e alle malevole coincidenze che non ci hanno consentito di diventare quello che avremmo sognato di essere, viene benevolmente inghiottito dal tono surreale delle conversazioni che i tre orfani hanno tra loro e, singolarmente, con la madre deceduta. La fabbrica degli stronzi, del resto, gradita tappa del cartellone del Teatro Cantiere Florida, non poteva esentarsi dalla ragione dei suoi ideatori, l’incontro tra le compagnie Maniaci d’Amore e Kronoteatro, che approfittano, da sempre, per la stesura dei loro lavori, di questa generazione di falliti/frustrati/inetti imbevendola, onde evitare pericolosi incrementi suicidi, con ben visibili pozioni melbrooksiane. Sulla scia di fa’ del tuo meglio, miraggio apicale di quello che riusciamo naturalmente a produrre senza l’aggiunta di null’altro, l’hashtag psicologa Luciana Maniaci e i suoi due fratelli Francesco D’Amore e Tommaso Bianco sono alle prese con la preparazione funeraria della salma della loro mamma, Maurizio Sguotti. Tra i tre orfani non c’è la minima complicità, men che mai consanguineità; ognuno di loro imputa a uno degli altri due il proprio fallimento esistenziale e perché no, generazionale e tutti e tre, più o meno consapevolmente, inevitabilmente ai genitori, che non hanno saputo creare le condizioni connettivali dell’amore da trasmettere, organicamente, ai figli.