PISTOIA. Come si fa a dire di no ad Andrée Ruth Shammah che ti nomina erede, unica e universale, di Adriana Asti, affidandoti lo scettro di Maria Brasca nell’anno del centenario di Giovanni Testori che coincide, a sua volta, con i cinquant’anni del Teatro Franco Parenti di Milano? Non scherziamo, via, impossibile. Marina Rocco, milanese doc, tra l’altro (nonostante parli in romanesco perfettamente), una delle anime più malleabili del teatro italiano, non si poteva certo sottrarre da questo onorevolissimo onere professionale e decidere di non incarnare il ruolo, passionario, fisico, rivoluzionario, di una donna simbolo destrutturante degli anni ’60 ma di cui oggi, la società tutta, e soprattutto le donne, oltre che non esserne fiere, guardano con un certo imbarazzo. Ed è per questo che siamo convinti che in cuor suo, la poliedrica, sensuale, poliglotta e inimitabilmente ironica Marina Rocco, seria e impeccabile come Teatro comanda, avrà avuto eccome voglia di dire alla regista ma rimettiamoci le mani, che diamine, su questo magnifico testo, ormai scaduto e rinnegato e facciamogli vivere, in questa resurrezione, una nuova giovinezza! L’esame attoriale (soprattutto quello femminile), scenografico e di garbo storiografico è superato a pieni voti; ieri sera, al Manzoni di Pistoia (si replica oggi, domenica 26 marzo, alle 16), il pubblico, che si rinnova con sconcertante lentezza e nella quasi totale assenza di interscambiabilità generazionale, ha applaudito, calorosamente e con convinzione,